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Testamento spirituale del Padre Christian de Chergé

Padre Christian De Chergé, priore dell’Abbazia di Tibhirine, ucciso con altri sei monaci trappisti in Algeria nel maggio 1996, di cui la Chiesa ha riconosciuto il martirio, prima di morire aveva redatto un testamento in cui esprime la chiara consapevolezza di poter essere coinvolto direttamente nelle violenze che a quel tempo devastavano il Paese.

Quando si profila un ad-Dio

Se mi capitasse un giorno – e potrebbe essere oggi – di essere vittima del terrorismo che
sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia
comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia, si ricordassero che la mia vita era “donata” a Dio
e a questo paese. Che essi accettassero che l’unico Signore di ogni vita non potrebbe
essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me: come essere trovato
degno di una tale offerta? Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente
violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato.

La mia vita non ha valore più di un’altra. Non ne ha neanche di meno. In ogni caso non
ha l’innocenza dell’infanzia. Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che
sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca.
Venuto il momento, vorrei poter avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di
sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nello stesso tempo di
perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito.

Non potrei augurarmi una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo,
infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che io amo venisse
indistintamente accusato del mio assassinio. Sarebbe pagare a un prezzo troppo alto ciò
che verrebbe chiamata, forse, la “grazia del martirio”, doverla a un Algerino, chiunque sia,
soprattutto se egli dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’Islam.

So di quale disprezzo hanno potuto essere circondati gli Algerini, globalmente presi, e
conosco anche quali caricature dell’Islam incoraggia un certo islamismo. E’ troppo facile
mettersi la coscienza a posto identificando questa via religiosa con gli integrismi dei suoi
estremismi.


L’Algeria e l’Islam, per me, sono un’altra cosa, sono un corpo e un anima. L’ho
proclamato abbastanza, mi sembra, in base a quanto ho visto e appreso per esperienza,
ritrovando così spesso quel filo conduttore del Vangelo appreso sulle ginocchia di mia
madre, la mia primissima Chiesa proprio in Algeria, e, già allora, nel rispetto dei credenti
musulmani.

La mia morte, evidentemente, sembrerà dare ragione a quelli che mi hanno rapidamente
trattato da ingenuo, o da idealista: “Dica, adesso, quello che ne pensa!”. Ma queste
persone debbono sapere che sarà finalmente liberata la mia curiosità più lancinante. Ecco,
potrò, se a Dio piace, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con
lui i Suoi figli dell’Islam così come li vede Lui, tutti illuminati dalla gloria del Cristo, frutto
della Sua Passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre di
stabilire la comunione, giocando con le differenze.

Di questa vita perduta, totalmente mia e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che
sembra averla voluta tutta intera per questa gioia, attraverso e nonostante tutto.
In questo “grazie” in cui tutto è detto, ormai della mia vita, includo certamente voi, amici
di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, insieme a mio padre e a mia madre, alle mie sorelle e ai
miei fratelli, e a loro, centuplo regalato come promesso!


E anche te, amico dell’ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per
te voglio questo “grazie”, e questo “a-Dio” nel cui volto ti contemplo. E che ci sia dato di
ritrovarci, ladroni beati, in Paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due.
Amen! Inch’Allah.

Algeri, 1° dicembre 1993
Tibihrine, 1° gennaio 1994

Cogliamo l’occasione di visitare la mostra per i due giorni che rimangono.

La visita
La mostra è visitabile in chiesa Antica fino a lunedì 16 marzo, e precisamente:
Sabato 14 e Domenica 15: dalle 9 alle 11 e dalle 16 alle 18
Lunedì 16: dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 17.
L’inaugurazione si è tenuta martedì 10 marzo alla presenza di Martino Diez, professore di lingua e letteratura araba all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, curatore della mostra e direttore scientifico della fondazione internazionale “Oasis” che promuove il dialogo interreligioso.