Verso il Rinnovo del Consiglio Pastorale

AGGIORNAMENTO:

in questo PDF trovate le ultime indicazioni per l’elezione e le liste dei candidati

 

Domenica 20 ottobre 2019 saremo chiamati a rinnovare i membri del nostro Consiglio Pastorale Parrocchiale.

Il Consiglio Pastorale «ha un duplice fondamentale significato: da una parte, rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione dell’intera comunità di cui è espressione in tutte le sue componenti, dall’altra, costituisce lo strumento della decisione comune pastorale».
Rinnoveremo il Consiglio per gli anni 2019-2023 e lo faremo animati dalla gioia di percorrere una nuova tappa evangelizzatrice nella vita della nostra Diocesi. Camminiamo insieme custodendo il dono della comunione e la coscienza della corresponsabilità.

I compiti del Consiglio Pastorale

Al Consiglio Pastorale Parrocchiale:

  1. è affidata la cura che la comunità viva del rapporto con il Signore: che sia una comunità che nasce dall’Eucaristia, che ascolta la Parola e che vive un clima di preghiera fedele e fiduciosa, nella persuasione che senza il Signore non possiamo fare nulla.
  2. è affidata la cura che la comunità sia il contesto in cui ciascuno riconosce che la sua vita è una grazia, una vocazione, una missione. In particolare che l’Oratorio e la pastorale giovanile siano scuola di preghiera e percorso vocazionale accompagnati con sapienza e autorevolezza da adulti che si pensano come Comunità educante.
  3. è affidata la cura che la comunità sia presente, nel contesto in cui vive, come il sale della terra, con la creatività, la carità, la cultura, le feste e il buon vicinato.

Il CPP non ha senso in sé, ma esiste e funziona solo come espressione della comunità, perciò dovrà mantenere e sviluppare il suo rapporto con la comunità e rendere pubblici i suoi lavori e le sue decisioni.

Come è composto

Il CPP è composto dal Parroco, dai Sacerdoti della parrocchia, dai rappresentanti delle comunità religiose presenti in parrocchia e da laici che rappresentino le diverse realtà della parrocchia.

I membri laici

Sono in numero proporzionale a quello dei parrocchiani – per la nostra parrocchia sono 25 – così distribuiti: due terzi eletti dalla Comunità; un terzo nominati dal Parroco, per rendere il Consiglio Pastorale più rappresentativo dell’immagine complessiva della parrocchia, avendo cura che i vari gruppi parrocchiali (liturgia, carità, missionarietà, catechesi dell’iniziazione cristiana e post iniziazione, oratori, famiglia, comunicazione) siano tutti rappresentati nel Consiglio.

Chi sono gli elettori

Elettori sono tutti coloro che, battezzati, abbiano compiuto i 18 anni e siano canonicamente domiciliati nelle parrocchie costituenti la comunità pastorale o stabilmente operanti in esse.

Chi si può candidare

Possono essere membri dei consiglio parrocchiale coloro che, avendo completato
l’iniziazione cristiana, abbiano compiuto 18 anni e siano canonicamente domiciliati nella parrocchia oppure risultino operanti stabilmente in essa.
Altri requisiti dei consiglieri:
• i singoli consiglieri pastorali possono essere eletti o designati per non più di due
mandati consecutivi;
• i consiglieri pastorali hanno a cuore il bene dell’intera comunità;
• si considerano incompatibili con l’ufficio di consigliere le seguenti cariche politiche
e amministrative: la guida di una formazione politica; l’essere parlamentare europeo
o nazionale; il rivestire l’incarico di consigliere regionale o consigliere provinciale;
l’essere assessore o sindaco. È inoltre incompatibile con la carica di membro di un
consiglio parrocchiale la carica di consigliere comunale, se relativa al comune della
parrocchia o a uno dei comuni facenti parte della comunità pastorale. Quanti
rivestono tali cariche non possono pertanto candidarsi né essere nominati membri dei
consigli parrocchiali e, se già consiglieri nel momento in cui assumono una di queste
cariche, devono presentare le dimissioni.

Raccolta delle candidature

L’invito a presentare la propria candidatura è aperto a chi è già impegnato o vuole
impegnarsi nei gruppi parrocchiali ma è aperto anche a qualsiasi membro della comunità,
così che il Consiglio Pastorale Parrocchiale sia rappresentativo dell’immagine complessiva
della nostra parrocchia.
È inoltre possibile segnalare il nominativo di persone che si ritengono adatte per questo
compito, in particolare persone che, pur non svolgendo particolari servizi in parrocchia, si
distinguono per la loro presenza nell’ambito dell’impegno temporale (sindacato, professioni, scuola, sanità, volontariato, …). La segnalazione di una persona non comporta la sua automatica candidatura; il parroco incontrerà gli eventuali segnalati per verificare la loro disponibilità alla candidatura.
Autocandidature e/o segnalazioni di altre persone devono essere presentate ENTRO DOMENICA 15 SETTEMBRE
Autocandidature → contattando direttamente il parroco don Gino o utilizzando l’apposita cassetta in fondo alla chiesa
Segnalazioni di altre persone → utilizzando l’apposita cassetta in fondo alla chiesa

Incontri e argomenti

Il CPP si riunisce circa 7 o 8 volte da settembre a giugno, secondo un calendario definito all’inizio dell’anno. Si può trovare a questa pagina l’elenco degli incontri del mandato 2015-2019, con i verbali delle sedute.

Le tappe del rinnovo

  • Dal 9 giugno 2019: raccolta delle autocandidature. Ciascun membro della parrocchia può presentare la propria candidatura contattando direttamente il parroco
  • 20 ottobre 2019 (dalla messa delle 18 del 19/10): votazioni ed elezione del nuovo Consiglio Parrocchiale.

Materiale utile

Cammino di Iniziazione Cristiana 2019 2020

GIORNI del CATECHISMO INIZIAZIONE CRISTIANA 2019-2020

Oltre agli incontri domenicali per tutta la famiglia, ecco di seguito i giorni feriali per gli incontri dei bambini:
Martedì: 3° anno; Mercoledì: 2°anno; Giovedì: 4° anno.

QUI I MODULI PER L’ISCRIZIONE

IC 2°ANNO Canegrate Modulo 2019-2020
IC 3°ANNO Canegrate Modulo 2019-2020
IC 4°ANNO Canegrate modulo 2019-2020

IL RINNOVO DELL’ACCORDO EDUCATIVO AVVERRÀ DOMENICA 29 SETTEMBRE all’interno della Festa di Apertura dell’Anno Oratoriano: ore 15.00 Mandato Catechistico (in chiesa); a seguire iscrizioni (in OSL). Questo è l’UNICO momento previsto per l’adesione.

IL PRIMO ANNO DI CAMMINO prevede solo degli incontri domenicali per tutta la famiglia; il primo incontro sarà Domenica 13 Ottobre alle 15.00. Chi deve iniziare il cammino dal 1° anno (famiglie dei bimbi in Seconda Elementare o famiglie coi bimbi più grandi ma che non hanno ancora iniziato il cammino) NON deve fare nessuna iscrizione il 29 Settembre, ma solo presentarsi al 1° incontro il 13 Ottobre.

GIORNI per il CAMMINO dei RAGAZZI E GIOVANI 2019-2020

Cammino per la Professione di Fede:
1-2 Media: Venerdì ore 18,30;
3 Media: Lunedì ore 21,00;

Gruppo Adolescenti (1-3sup):
Lunedì ore 21:00 (1° incontro 14 Ottobre);

18/19enni:
18enni: verrà definito a breve;
19enni: Giovedì 20,45-22,00 (1° incontro 17 Ottobre);

Giovani
Junior (2000-1996): verrà definito a breve;
Senior (1995-1989): verrà definito a breve.

Omelia della Messa di saluto di don Andrea

Canegrate, 22 Settembre 2019

 

Inizio con una confidenza: lunedì mi sono confessato e il mio confessore, don Maurizio, mi faceva notare come l’emotività in questi giorni è davvero invadente e quasi travolgente. Un mucchio di novità, soprattutto di incontri e conoscenze in una realtà nuova, grande e impegnativa; insieme i ricordi e il distacco da due comunità amate e che amo. Così è molto quello che affido al Signore ogni giorno ed è proprio necessario farlo per non restare in superficie, per attraversare l’emotività e raggiungere un livello più profondo: quello dei sentimenti e della meditazione.

Anche per questo saluto, per me tanto bello e tanto faticoso, desidero attraversare la forte emotività per consegnare alcune riflessioni che nascono dal sentimento di gratitudine e di gioia per questi anni di relazioni intense e esperienze impensabili.

È importante saper ricordare il passato e esserne consapevoli, con tutto quello che lascia e consegna: è un esercizio che fa bene! Un semplice elenco di ciò che insieme abbiamo vissuto, coi giovani soprattutto, sarebbe lungo ma in qualche modo anche facile da fare per ringraziare di questi anni: basterebbe scorrere l’agenda. Mi sembra però più promettente trasformare questo elenco in riflessioni e meditazione.

 

 

Ho pensato per questo ad alcuni titoli, sette per la precisione, per rileggere il tempo condiviso con voi e rilanciare il cammino di tutti noi.

Ancora prima di questi sette passaggi consegno a voi le mie scuse per quando non ho dato buona testimonianza, per le scelte sbagliate che hanno ferito qualcuno e per i rapporti che non ho curato a dovere.

 

1. La sfida degli inizi

Sette anni fa arrivavo qui con soli tre anni di ministero alle spalle, tre anni vissuti a Solaro e Villaggio Brollo: un giovincello. Il vicario episcopale di allora mi aveva chiamato a sostituire don Andrea e don Antonio con l’incarico di rendere più viva l’unità pastorale. Le nostre due parrocchie, come è normale, venivano da storie diverse, anche in Oratorio.

L’impatto non è stato semplice e per il primo anno pastorale ho incontrato tante difficoltà: la situazione dell’oratorio maschile e della pastorale giovanile richiedeva un approccio diverso da quello a cui ero abituato a Solaro. Ho toccato con mano la fatica e il camminare nella difficoltà, anche nell’incomprensione e nel rifiuto. Ho avuto tanto sostegno nella preghiera, nella paternità di don Gino e nell’intervento concreto di don Mario, nella freschezza dei preadolescenti e degli adolescenti che in quel primo anno si affacciavano come protagonisti dell’Oratorio e che si sono lasciati coinvolgere con entusiasmo e impegno nella proposta educativa, in una misura proprio inaspettata. Dentro l’enorme fatica del primo anno è però brillata Rita, proprio come un astro: si è fatta avanti con un desiderio prezioso, quello della consacrazione religiosa, per me un segno di speranza e di gioia purissima.

2. La forza della comunità giovanile

In questi anni una realtà che ho vissuto come dono speciale è stato quello della comunità giovanile. Alcune esperienze hanno raggruppato tantissimi giovani con una partecipazione corale imprevista e oltre ogni attesa; Cracovia sopra tutte. “Cambiate il divano con un paio di scarpe”: questa frase di Papa Francesco è per noi simbolo di un cammino condiviso e dice come vogliamo continuare a crescere.

Una comunità giovanile che si è buttata a capofitto in Oratorio conquistando spazi e rinnovando le tradizioni con proposte nuove e più adatte: don Bosco gioisce nel guardarvi! Animatori ed Educatori che spendono un sacco di tempo per i più piccoli, che a me hanno donato tanta gioia attraverso la loro passione e la loro intraprendenza. Avanti così!

L’Oratorio è una proposta vincente: non è un parcheggio, ma un tempo che libera le energie più belle e lancia nell’età adulta con un bagaglio importante di fede e umanità.

3. Il prezioso servizio degli adulti

Mamme, papà, pensionati che popolano i nostri Oratori come volontari, spesso dietro le quinte per dar spazio agli adolescenti e ai giovani; ore offerte, capacità messe a disposizione, lavori fatti con passione e attenzione educativa. Ricordiamo anche i volontari già in cielo.

In Oratorio accade l’incontro tra mondo dei giovani e mondo degli adulti molto più di quanto si pensi: in tal senso l’Oratorio è terreno di comunione e promessa per il futuro dell’intera comunità. La sfida della presenza adulta in Oratorio è vinta, e molte volte lo è stata in questi anni, quando i giovani sono e restano protagonisti e per questo guardano con stima chi, più grande di loro, li sostiene e così li conquista al desiderio bello di diventare grandi.

Più volte ho ricevuto la battuta bonaria di qualche adulto che si sentiva messo in secondo piano rispetto ai giovani: ringrazio per la pazienza e il sostegno di tantissimi adulti, alcuni a ogni ora del giorno e della notte per diverse necessità.

4. Le novità come occasione

Ci sono state alcune novità che abbiamo avuto la grazia di vivere come occasioni: penso in modo particolare ai nuovi cammini di catechismo con le famiglie, per me una delle più grandi ricchezze di questi anni a livello personale. Una novità non facile però da proporre e da sviluppare, ma che ha conosciuto la bellezza di vedere papà e mamme ascoltare il Vangelo e confrontarsi su di esso, potendo così prendere per mano con più consapevolezza i figli e accompagnarli verso i Sacramenti.

È stata per me una scuola vera e ho tanto beneficiato nel poter condividere il cammino di alcuni gruppi di sposi e famiglie delle nostre comunità: mettermi alla scuola delle famiglie, imparare qualcosa nella gestione del tempo, nel sapere scegliere le priorità e nel compiere scelte responsabili per sé e per gli altri. Grazie alle famiglie per la loro testimonianza. Grazie per il loro sostegno, sia a chi mi ha aiutato e mi è stato vicino sia a chi con la sua testimonianza e anche eroicità mi ha confermato nella fede.

5. La “terza parrocchia”

La chiamo così. In questi anni ho vissuto anche il servizio nella scuola, nei Licei di Saronno e di Parabiago e pure alle scuole medie di San Giorgio.

Il liceo mi ha sempre permesso di stare al passo con il mondo dei ragazzi nella bella età dell’adolescenza, ragazzi non solo di oratorio, ma di diverse sensibilità ed esperienze; e poi i legami belli e le amicizie con i colleghi. È poi stato un dono particolare condividere il cammino scolastico con alcuni di voi animatori, vi ho così sentito ancor più vicini potendo conoscere altri aspetti di voi e delle vostre amicizie.

A dire il vero c’è un’altra scuola che ho frequentato: l’asilo Gajo. Quanto divertimento, quante boccacce, quanti scherzi. Quanta accoglienza ricevuta, quanta stima dai responsabili e dalle maestre, quanti sorrisi e rincorse da parte dei bambini. Grazie a tutti i bambini! A tutti i bambini dell’asilo e dell’Oratorio!

Che bella la scuola, quante potenzialità, quanti legami, quanta crescita: amiamola!

6. Il Vangelo della sofferenza, un Vangelo superiore

Anche se per me molto difficile da raccontare ora, sarei però manchevole se tralasciassi questo passaggio.

Questa espressione – il Vangelo della sofferenza, un Vangelo superiore – è di Giovanni Paolo II, per me figura decisiva nella scelta vocazionale. Non avevo mai capito davvero cosa intendesse. Questa affermazione si è imposta in alcune situazioni proprio dure e di fronte alla morte di Federica, per me e per tutti noi terribile strettoia nel cammino di questi anni. Ho sentito e sento più vicina quell’affermazione del caro Papa. Una strettoia, una curva violenta e inaspettata, come un’interruzione del cammino. Il ricordo di Federica e il tempo della sofferenza sono chiamati a diventare motivo e motore di un cammino di fede ancora più serio e deciso: ecco perché nella sofferenza scaturisce un Vangelo superiore. Certo ognuno coi tempi che solo Dio sa, ma in tal senso occorre sperare, pregare e incamminarsi.

Il ricordo di Federica è la sua tenera intercessione per il nostro cammino e il ringraziamento per il bene sincero con lei condiviso, del quale io sono davvero grato per l’intensità e la purezza.

 

7. Il cammino promettente

Questo è un augurio, un augurio per il cammino promettente che prosegue; il cammino promettente non tanto perché c’è una comunità giovanile forte, non tanto per il prezioso servizio degli adulti, non tanto per le occasioni nate dalle novità, non tanto perché le cose vanno bene o vanno male… il cammino è promettente perché con te cammina il Signore Gesù, il cammino è promettente perché Lui è garanzia di continuità della nostra fede, il cammino è promettente perché il Signore Gesù guiderà ancora i passi che voi bambini e ragazzi, voi giovani e volontari farete con don Nicola. Già, un pensiero per don Nicola: accoglietelo con gioia e ne sarete contenti!

Per tutto questo dico grazie al Signore Gesù, dico grazie al Signore Gesù per l’intensità e la bellezza di questi anni, dico grazie a Gesù per tutti voi, in particolare per i giovani, gli educatori, gli animatori, i ragazzi delle medie e i bimbi delle elementari, per le catechiste e tutti i volontari dell’Oratorio.

Dico grazie per don Gino e la sua paternità, per come ha scelto di darmi fiducia e affetto, libertà e sostegno; per don Gaetano che in pochi mesi mi ha conquistato e mi ha dato tanto coraggio; per don Massimo e la sua presenza discreta ma capace di indirizzare; per le suore e la loro collaborazione dentro i cammini formativi del catechismo.

Grazie.

 

E state contenti!

Don Andrea

 

Omelia di don Gino, in occasione del 50° della sua ordinazione sacerdotale

Su richiesta di alcuni, pubblichiamo l’omelia nel 50° di sacerdozio di don Gino. La pubblichiamo integralmente, anche con le parti che, per brevità, sono state omesse durante la celebrazione e abbiamo mantenuto il “parlato”, meno ordinato, ma più diretto. È un piccolo decalogo: se può essere utile per riflettere…

Il prete

 

Non intendo qui raccontare la mia biografia.

Non è così interessante.

Non è la cosa più importante.

Questa celebrazione ha un senso nella misura in cui approfittiamo per riflettere una volta tanto su una figura un po’ strana come quella del prete.

 

Chi è il prete? Che ci sta a fare dentro un paese, dentro la società odierna?

Non è un tecnico, non insegna un mestiere, non produce, non è un campione sportivo o una star del cinema, non è una macchina di divertimento, non garantisce la salute, non è un politico. Allora che cos’è?

Serve ancora dentro una società progredita, scientificamente e tecnologicamente avanzata, ricca, moderna?

Non farò un trattato. Alcuni flash, del tutto incompleti, per la riflessione. Solo spunti disorganici, come mi son venuti.

 

Una volta nella vita ci facciamo domande sul prete.

Il prete è un uomo come tutti con le sue fragilità, debolezze, limiti, con le sue domande, speranze, con il suo carattere, con i suoi sentimenti. I preti sono pure loro peccatori.

E già qui: ma perché Gesù Cristo ha scelto uomini come tutti, con tutti i loro limiti per formare la sua Chiesa? Non poteva scegliere solo i santi per rappresentarlo?

Appunto, me lo chiedo anch’io, anche per la mia vicenda personale. Quante volte me lo sono chiesto. Dio ha affidato la presentazione della propria immagine a uomini peccatori, con tutti i rischi.

Eppure già questo ci fa capire con che tipo di Dio abbiamo a che fare, qual è il suo stile, la sua strategia pastorale. Lui che è onnipotente non poteva usare strumenti più sicuri per il suo obiettivo di liberare gli uomini dal male e dare a loro la felicità? Appunto, che idea ho in testa circa l’onnipotenza di Dio?

Puntuale è l’espressione di Papa Francesco “Quando senti la tentazione di scoraggiarti, prega così: Signore, io sono un poveretto, sono debole e peccatore, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un po’ migliore.”

 

Eppure questo uomo, un misto di male e di bene, ha il coraggio di toccare i grandi nodi, scottanti, fondativi, della vita umana: il tema del male e se è possibile o no superarlo, il tema del destino umano, verso dove stiamo andando, il tema del senso della vita…

Quei temi che anche l’uomo moderno evita accuratamente, perché non sa cosa dire, si trova in imbarazzo.

Anche la scienza di fronte a questi temi è in difficoltà, si trova sguarnita.

Ma sono temi per nulla astratti. Anzi.

 

Il prete è un uomo controcorrente.

Provoca e accompagna le persone a PENSARE e CONTEMPLARE (e questo non è di moda).

Pensare anzitutto per distinguere ciò che è fondamentale di ciò che non lo è. Pensare è anzitutto lasciare emergere le domande decisive e cercare le risposte. Pensare è necessario perché senza il pensare non c’è una sana criticità e quindi non c’è una libertà vera. Senza pensiero, la libertà nostra è malata, è in preda alle emozioni del momento, è in balia di chi grida di più, delle mode; si va avanti a istinti. Pensare, per essere davvero liberi. Diceva il Cardinal Martini:

“non c’è solo la differenza tra credenti e non, ma prima ancora tra chi pensa e chi no”.

Pensare perché una fede senza pensiero diventa in fretta superstizione, magia, devozionalismo, sentimentalismo.

Il prete dice che una fede non accompagnata dal pensare è ingenua. Non è fede vera, c’è bisogno di silenzio pensoso. E così il pensare sfocia nel contemplare.

“L’ultimo passo della ragione è di riconoscere che c’è un’infinità di cose che la sorpassano” (Pascal).

E così ci si ritrova dentro e avvolti nel mistero. La ragione si apre alla contemplazione e ci troviamo con la bocca aperta, presi da stupore. La verità è sempre oltre. Solo entrando nel mistero tocchiamo la realtà completa. Il mistero e il bello ci aprono a Dio. Pensiero e contemplazione ci portano alla verità tutta intera. Il prete in una società tecnico scientifica invita l’uomo a pensare e contemplare.

 

Il prete pone la questione DIO.

Ma Dio c’è o non c’è? C’è ancora posto per Dio in questo mondo? E se c’è, a che cosa serve? Cosa cambia? Provocatoriamente parto da un’affermazione di uno che si dichiarava non credente, era un anticlericale ma era tutt’altro che superficiale: Dario Fo. Un giorno, pensando a sua moglie morta diceva: “in certe occasioni sono sicuro che mi aiuta a superare le difficoltà”, e diceva anche: “che Dio ci sia o no, non lo so, ma su un punto non ho dubbi: Dio è stato una grande intuizione, una grande idea, la più grande”.

Un altro non credente, ma uomo serio, acuto e pensoso (Camus) e quindi in forte ricerca di Dio scriveva:

“c’è una sola questione nella storia dell’uomo: come essere santi senza Dio”.

Qui uno squarcio di luce ci viene da Papa Francesco che ci stimola scrivendo:

“essere santi vuol dire essere pienamente uomini. Santi e felici sono sinonimi”.

 

Allora, pensiamo ancora che la questione Dio sia una questione astratta? Per chi non ha niente da fare?

Non solo, ma un Dio a partire da Gesù Cristo, un Dio non raggiunto solo secondo ragione, che supera le aspettative umane, le stravolge, diverso da come l’avremmo inventato noi, un Dio sorprendente, che spiazza, che può creare tanta gioia per chi sa lasciarsi contagiare, ma può causare imbarazzo e rifiuto a chi pretende di ingabbiarlo nei propri schemi.

Un Dio inventato dagli uomini non nasce in una stalla, in un villaggio oscuro dell’impero romano, un Dio inventato dagli uomini non può andare in croce, perché uno che è Dio non può perdere. Non può morire (e invece muore). È il paradosso cristiano.

La mia storia di credente non è sempre stata facile (e non lo è tutt’ora), e mi porta a dire che se Dio c’è (e perbacco che c’è) non può essere se non come Gesù Cristo ce lo ha rivelato. Anche se (anzi proprio perché) non fa sempre quello che gli chiedo io.

Ecco, o Dio è così, o non mi attrae. Solo un Dio così mi provoca e insieme mi garantisce. Un Dio altro non mi interessa.

Togli Dio e senza Dio l’uomo non può capire pienamente se stesso, la realtà, la storia umana, il senso del vivere. Senza Dio l’uomo non ha le risposte decisive che cerca. Senza Dio l’uomo non può realizzare pienamente il suo desiderio di felicità.

Ebbene il prete c’è per dire queste cose.

 

Il prete è come Giovanni Battista.

Non ha il compito di attirare le persone a sé, non fa campagna elettorale per sé, non lega a sé. Il prete c’è per indicare l’obiettivo più alto e più pieno dell’uomo, e cioè Gesù Cristo, il vero unico liberatore dell’uomo.

Il prete è come Giovanni Battista: bisogna che io (Giovanni Battista) diminuisca e che lui (Gesù Cristo) cresca. Il prete è un amico prezioso che ti accompagna per dirti come essere uomo in pienezza.

Il prete è l’uomo del rito, l’uomo del sacro.

È con il rito che il prete dice che la vita è più di un mestiere, più degli studi, più del lavoro, più dello sport, più del divertimento, più del piacere. È di più.

Il rito non è magia, fiaba, superstizione. I riti sono gesti di comprensione non immediata. Il prete regala la Messa alla sua gente perché la Messa è la spiegazione più alta della vita.

Parlare di sacro è sempre un argomento scottante. Per un verso attira perché l’uomo, consciamente o no, avverte che ha bisogno del mistero, di Dio per risolvere le sue domande e il rito è il segno che la ragione non basta per capire l’uomo e la storia umana. Ci vuole tutta la ragione, ma non basta.

Ma per un altro verso è un argomento non di moda, perché l’uomo talora ritiene di avere altro da fare (parabola degli invitati a nozze). L’uomo punta sul “fare”, che, per carità, è cosa buona e giusta. Ma un fare senza lasciarsi interrogare dalla vita porta l’uomo a correre, a scappare, porta l’uomo ad essere distratto perché è indaffarato, ma così cammina senza sapere dove sta andando, cammina dis-orientato. Senza scopo e meta. Senza distinguere ciò che davvero dà sapore e contenuto alla sua libertà.

 

Un uomo di Chiesa, della Chiesa.

E parlare di Chiesa oggi può creare reazioni diverse.

Anche perché noi ci si aspetta una Chiesa perfetta.

E se vediamo che perfetta non è, che il prete perfetto non è, pensiamo di trovare un motivo sufficiente per allontanarci da essa.

Ma già ci ammoniva un grande cristiano, martire per ordine di Hitler, Bonhoeffer:

“chi ama il proprio sogno di Chiesa più della Chiesa concreta, reale, effettiva, con le sue contraddizioni, è destinato ad essere un distruttore di ogni comunità cristiana, anche se è personalmente sincero, serio e generoso”.

Personalmente mi piace stare dentro una Chiesa imperfetta, fatta non solo di grandi santi. Perché una Chiesa perfetta non sarebbe la mia casa, non mi troverei a mio agio, io che sono peccatore.

Facile criticare la Chiesa, facilissimo.

Forse dovremmo imparare ad amarla così com’è per renderla migliore, per purificarla davvero.

 

Il prete (soprattutto il PARROCO).

Lavora per l’unità di una comunità. Per questo spesso non è capito neppure dai fedeli più vicini. Cristo ha pregato il Padre affinché i suoi seguaci siano una cosa sola. Questo ha chiesto Gesù al Padre, non altro, non l’organizzazione, non il successo.

L’organizzare ci vuole, ma non è il fine di una comunità cristiana.

Curare le relazioni tra di noi sembra qualcosa di astratto. Per di più, si dice, rallenta le decisioni.

Il cercare di cogliere l’apporto delle opinioni di tutti viene tacciato di essere basso e inutile compromesso.

Ma il parroco ha il compito di cogliere e armonizzare le differenze, cioè i diversi doni che lo Spirito Santo effonde in ogni parrocchia. L’autorità del prete è a servizio della unità/comunione. E questa non è facile per nessuno, ma è determinante, è decisiva. Il parroco “non comanda”. È a paziente servizio dell’unità nella pluralità.

Perché questa è la più grande testimonianza che ci fa essere non solo credenti, ma anche credibili.

 

Il prete è un ROMPISCATOLE.

Sì uno che rompe. È segno di contraddizione.

Per questo è amato e avversato.

Va controcorrente, non sale sul carro del vincitore, perché il Vangelo è controcorrente.

Il prete è chiamato a dire anche cose impopolari e… impossibili.

  • Ad annunciare il Vangelo affascinante e impossibile
  • A dire all’uomo di oggi che pensa di salvarsi da sé che invece ha bisogno di un Altro che lo salvi (e questo scoccia)
  • A parlare di un amore impossibile umanamente, come quello verso chi ti fa un torto, il nemico, l’antipatico
  • A dire che l’amore è più forte della violenza, dell’imposizione, della prepotenza
  • A dire che il vero potere è il servizio. Il vero comandare è mettersi umilmente a servire
  • A dire che solo se sei disposto a perdere la tua vita la troverai.

 

Il prete c’è per dire queste cose.

Il prete è uomo della gioia e della speranza, è colui che ti dice:

“guarda che se tu uomo vuoi essere felice, ma di una felicità profonda e durevole, devi passare da Gesù Cristo”.

Lui è venuto per dirci che il male non è l’ultima parola nella vita dell’uomo.

A vincere è e sarà l’amore, quindi la gioia. Non solo “dopo”, ma già qui su questa terra. Una gioia soprannaturale, pur mescolata con i colpi del male (parabola della zizzania). In attesa della gioia piena, della liberazione totale.

Se vuoi essere felice, impegnati a far felici gli altri; lì troverai la tua felicità.

Il prete è l’uomo della gioia, non quella delle fiabe, non quella superficiale, non quella che si compra al mercato, non quella che chiude gli occhi di fronte al male, ma quella che si fonda sulla fedeltà di Dio.

 

Il prete è UOMO DELLA CONSOLAZIONE.

Il prete è in mezzo alla gente magari per sgridare qualche volta, ma mai per condannare.

Il suo compito è dire sempre: ora io ti assolvo nel nome di Dio. Bellissimo!

Il suo compito è consolare, di una consolazione seria, per ridare sempre fiducia. Sempre.

Perché Dio non condanna.

Così dice che Dio non condanna. Dio perdona e ci rimette in strada.

Ma il prete è l’uomo della consolazione anche di fronte al male fisico, la malattia, la morte, nei momenti più difficili per indicare che Dio non è assente, Dio è a fianco, sostiene, dà senso, forza e meta quando siamo tentati di perdere la speranza.

Per tutto questo il prete è l’uomo della Speranza, ma quella che si appoggia sulla fedeltà di Dio. La speranza è il contrario dell’illusione. Speranza certa, comunque, nonostante tutto.

L’elenco potrebbe continuare.

È del tutto incompleto. Ma…

 

Quello che vi ho detto non è quello che io sono riuscito a fare in questi 50 anni. Ne sono ben cosciente. Per questo, mentre ringrazio Dio perché si è servito di me per aiutare tanti, insieme vi chiedo perdono, vi domando come dono in questa occasione di pregare per me.

 

Vi sarete poi accorti che tanto di quello che ho detto non riguarda solo il prete, ma ogni cristiano che voglia essere tale. E il prete è dentro una comunità per ricordare con la vita e poi, se ci riesce, anche con le parole, queste cose.

Solo perché forti di questo messaggio abbiamo il diritto-dovere di vivere e proclamare la Speranza.

Nonostante tutto.

Canegrate, 15 Settembre 2019

In occasione della Festa patronale e del suo 50 ° anniversario di ordinazione sacerdotale, è stato pubblicato anche questo documento:

DON GINO AUGURI A3

 

 

Intervista a don Andrea

Carta di identità:

Nome e cognome: Andrea Citterio

Nato il 23 luglio 1984

Località: Vimercate (Mi).

Dove hai vissuto?

Ho vissuto a Vimercate in un appartamento, al secondo piano di un grande caseggiato, ma frequentavo già la Parrocchia di Oreno, una frazione di Vimercate. Ci siamo trasferiti a Oreno dopo la seconda superiore, in una villetta molto bella con un giardino grande, nel quale ho giocato tantissimo e dove mi trovavo a “studiare” con i compagni di liceo. Ho frequentato il liceo scientifico bilingue, studiando Francese e Inglese.
In seguito ho vissuto due anni a Seveso; quattro a Venegono (ai tempi del Seminario) e poi da prete tre anni (più uno da diacono) a Solaro e sette anni a Canegrate e San Giorgio. Adesso sono a Cernusco sul Naviglio e risiedo nell’Oratorio S.A.C.E.R.

Come eri da piccolo?

Da piccolo giocavo tantissimo con mio papà, spessissimo sul lettone. Ero molto coccolone e dormivo molto volentieri nel lettone con i miei genitori. Ero molto affezionato alla mamma e mi piaceva scherzare: con mia sorella spesso scherzavo e a volte facevo un po’ lo scemo. Inoltre alle elementari ero piuttosto furbo.

Come era la vita prima di diventare prete?

Gli anni del Liceo sono stati tra quelli più belli della mia vita: non vedevo l’ora che finissero le vacanze per ritrovare i compagni da quanto ci si divertiva in classe. Lo studio era una parte importante, ma non era la priorità sicuramente: me la cavavo anche studiando poco, e visto che mia mamma voleva un certo risultato (la media del 7) un po’ studiavo … però riuscivo comunque a dedicare tanto tempo allo sport e soprattutto all’Oratorio.

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Intervista a Padre Davide Sciocco

Carta di identità:

Nome: Sciocco Davide

Nato il: 17/12/1963

Località: Parabiago (Mi) e battezzato a Parabiago.

Dove hai vissuto?

Ho sempre vissuto a Canegrate. Dopo circa un anno di età i miei genitori si sono trasferiti a Canegrate, dove si è svolta tutta l’attività formativa: scuola e oratorio li ho fatti qui a Canegrate; sono cresciuto qui.
La mia famiglia era molto coinvolta in parrocchia. Per me è stato naturale quindi, sin da piccolo, iniziare già facendo il chierichetto dalla seconda elementare e seguire le attività dei chierichetti e dell’oratorio. Anche quando si è iniziato ad andare in campeggio, nel 1978 –‘79, con don Francesco, la mia è stata una delle prime famiglie ad andarci, per aiutare a preparare, a cucinare, a cercare le pentole: il clima familiare mi ha introdotto nella vita della parrocchia. In quegli anni si andava a Ceresole, ma si cambiava ogni tanto, dal momento che la struttura era più agile e c’erano poche pretese.

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Omelia di don Andrea, in occasione del suo 10° anniversario sacerdotale

Domenica 16 Giugno 2019 – 10° Anniversario Sacerdotale

Canegrate, Festa dell’Oratorio San Luigi

Ieri a pranzo mi sono ritrovato con due amici preti che come me celebrano in questi giorni il 10° Anniversario di Sacerdozio… un po’ scherzando un po’ facendo i seri cercavamo un’ispirazione per la predica della festa.

All’inizio dicevamo: potremmo trovare alcune cose da dire sul numero 10… tipo: a 10 anni si cambia scuola e si va alle medie e ti aspettano anni di trambusto e ribellione; ma la coincidenza del mio cambio di parrocchia a settembre mi suggerisce che questo non sia un grande augurio per chi mi accoglierà.

A 10 anni ormai si riceve la Cresima e alcuni smettono di andare in chiesa, ma anche questa non mi sembra una grande idea né un buon augurio.

Poi dicevamo: se ci fosse qui il nostro Vescovo Mario ci aiuterebbe a scrivere un bel decalogo per il prete giovane, ma noi certo non siamo capaci di comporre qualcosa di significativo e simpatico al tempo stesso come sa fare lui, faremmo una figuraccia.

Alla fine abbiamo deciso di lasciar perdere i numeri e i decaloghi e ci siamo detti: ma quali sono le cose più belle della vita del prete giovane?

Ne abbiamo trovate tre.

La freschezza della vocazione, l’impegno con i più piccoli e i giovani, la ricchezza delle relazioni.

 

La freschezza della vocazione.

10 anni sono un bel tratto, ma è solo l’inizio! Dopo 10 anni ti senti ancora vicino all’inizio, a quando hai capito che dedicare la vita a Gesù sarebbe stata la tua strada; per me tre parole riassumono l’inizio: Oratorio, Amicizie, GMG.

Ti senti ancora vicino agli anni della formazione in Seminario così importanti e insieme spassosi per la condivisione con i compagni di cammino, ti senti ancora vicino alle prime esperienze vissute negli Oratori durante gli anni di Seminario e alle prime scoperte fatte da prete, ti senti ancora vicino quelle parole, quei fatti che hanno dato una direzione alla tua vita. E questa vicinanza è una grazia perché tiene vivo il legame con la sorgente. Negli inizi c’è una benedizione speciale che non va persa, ma va custodita perché capace di farti ritrovare l’essenziale quando lo perdi. Vale per la vita di tutti noi adulti questo, noi adulti che abbiamo già deciso quale direzione dare alla nostra vita! Gli inizi ovviamente riguardano un  tempo ristretto, ma hanno in sé una potenzialità di bene che può accompagnare tutta la vita. Ma questo vale anche per voi ragazzi e giovani soprattutto nelle amicizie, i rapporti importanti si rinnovano custodendo la benedizione dell’inizio.

 

L’impegno con i più piccoli e i giovani.

10 anni di Oratorio! Dire Oratorio è come dire una parola magica, una parola che riassume una varietà di esperienze e proposte che non ho ancora capito altrimenti dove si possa trovare quando si è bambini, ragazzi e giovani. Qui si impara a crescere e a sperare! 10 anni di Oratorio: i sorrisi e gli scherzi dei bambini, la vivacità dei ragazzi, la voglia di vita dei giovani, il confronto sulle scelte migliori per sé e il proprio futuro, la crescita dell’amicizia con Gesù, le sfide di esperienze faticose ma decisive per la vita, gli incontri e le testimonianze di chi sa illuminare i passi verso la maturità, il gioco e l’animazione come metodo educativo, la bellezza degli spazi e la cura degli ambienti. 10 anni di Oratorio che danno quasi un senso di pienezza di vita, quasi che mi chiedo cosa faccia un prete quando non fa più Oratorio… ma è questione di tempo, forse altri 10 e lo capirò. 10 anni di Oratorio: ragazzi che decidono di mettersi insieme, giovani che decidono di compiere passi importanti nella fede, giovani che si fidanzano e camminano verso il Matrimonio, giovani che pensano alla consacrazione e alcuni che la decidono. Cari giovani, ricordatevi che per decidere non bisogna essere sicuri, ma bisogna essere contenti. 10 anni di Oratorio grazie alla scuola: senza scuola per me l’Oratorio sarebbe stato diverso, insegnare alle superiori ha accompagnato questi 10 anni; lego le superiori all’Oratorio perché l’anima dell’Oratorio sono gli animatori ed essi a scuola passano un tempo davvero importante in quantità  e in qualità a volte buona a volte meno, ma dalla scuola devono e dobbiamo passare, entrare nella scuola mi permette di vivere meglio l’Oratorio, di tenere al centro il legame tra l’Oratorio e gli altri tempi della vita di un ragazzo e di evitare il rischio di far crescere giovani bigotti e un po’ desituati, al contrario cristiani convinti e pronti a una coraggiosa testimonianza, costi quel che costi. La scuola mi fa incontrare un sacco di adolescenti e giovani che in Oratorio non ci vanno più o mai ci sono andati, questi mi donano la loro prospettiva, questi ti cercano un sacco e ti stimano. L’Oratorio infatti è palestra per vivere meglio tutto il resto, l’Oratorio è tempo benedetto per estendere a tutta la vita e agli amici la benedizione di Dio.

 

La ricchezza delle relazioni.

10 anni, quanta gente!

10 anni quante confidenze!

10 anni quante risposte giuste e quante sbagliate!

10 anni e quanti incontri che hanno benedetto la vita e quanti che l’hanno resa più tosta!

10 anni e quanti fatti accolti con gioia e quanti che hanno spiazzato e quasi disorientato!

Nelle relazioni a tu per tu, anche nelle relazioni di gruppo, è lì che si gioca molto, è lì che vengono fuori virtù e debolezze, qualità e difetti. Il prete non può stare al di fuori di questa dinamica, il prete segue Gesù e Gesù sta con la gente, il prete segue Gesù e Gesù si prende ciò che va e ciò che non va della gente, il prete vuole imitare Gesù e Gesù dà la vita, spende il tempo come talento da non trattenere, il prete segue Gesù e Gesù non cura la propria immagine per essere alla moda ma si prende cura del gregge custodendo il suo cuore in quello di Dio.

10 anni, quanta gente! Impossibile senza, impossibile l’Oratorio, impossibile l’annuncio, quasi impossibile pure l’Eucaristia senza la gente che la vive con te. 10 anni, quanta gente! Quanto aiuto, quanta collaborazione, quanti confronti e magari scontri che ti hanno bloccato ma poi rilanciato. 10 anni, quanta gente! Quanta fiducia riposta in te da tanti genitori, quanto tempo donato da piccoli e grandi per seguire le tue proposte, quanta condivisione nelle esperienze.

10 anni, quanta gente! Gente che continui a sentire, vedere, gente che se ne va e abbandona, gente che muore e continui ad amare ancor più perché vive in cielo, soprattutto chi ti ha aiutato e sostenuto, chi ha camminato con te e ti ha seguito volendoti bene come Federica e altri con lei.

10 anni, quanta gente! Tutta da ringraziare. E un prete giovane custodisce due attenzioni particolari: quella per i bambini, i ragazzi e i giovani; e quella per i parroci che da prete giovane sono come i tuoi familiari.

Le relazioni impegnano, le relazioni occorre scegliere come coltivarle e scegliere come educarti perché siano virtuose e ripropongano le virtù di Gesù, le relazioni segnano l’identità e accompagnano il cammino.

 

Sono contento di poter continuare a vivere la freschezza della vocazione, l’impegno con i più piccoli e i più giovani e la ricchezza delle relazioni.

Laddove il Signore vuole e – direbbe qualcuno di voi – anche laddove Mario mi manderà.

Per tutto questo benedico il Signore Gesù e rinnovo la mia promessa di dare la vita solo per Lui.

Campeggio 2019 – Preparativi

“… Io so suonare la chitarra,
io so dipingere, fare poesie,
io so scrivere e penso molto….
io non so fare niente. …”

 

 

 

È una strofa di “Dove troveremo tutto il pane” che nel nostro caso si traduce in:

  • Sai come collegare i fili elettrici?
  • Sai come risolvere problemi idraulici?
  • Sei capace di sollevare piccoli pesi?
  • Non sai fare niente, ma hai buona volontà?

 

Sei l’uomo/la donna per noi: abbiamo bisogno di te!

C’è bisogno di volontari per montare il campeggio: sono sufficienti un paio di braccia in più, un po’ di buona volontà, un abbigliamento adeguato alla montagna (cipolla style), degli scarponcini, guanti ed eventualmente degli avvitatori, se fossero già in vostro possesso.

Pertanto non indugiare ulteriormente: contatta don Andrea o scrivici tramite Facebook per poterti mettere in contatto con il gruppo dei volontari e riuscire a organizzarsi al meglio.

 

Le prossime date per andare a montare il campeggio sono:

  • 01.06.2019
  • 08.06.2019
  • 22.06.2019 – 23.06.2019
  • 29.06.2019 per la pulizia e la preparazione finale. In questa data serve anche un grande aiuto per pulire.

Cosa aspetti ancora? Chiamaci!

Oratorio Estivo 2019

Oratorio Estivo 2019
da lunedì 10 giugno a venerdì 12 luglio

Siamo quasi pronti ad accogliere le iscrizioni per l’Oratorio Estivo 2019.
Qui trovate tutte le indicazioni e le informazioni utili, ma se necessitate altri dettagli contattate don Andrea (cittyuren@hotmail.it).

La nostra avventura inizierà con un POMERIGGIO SPECIALE DOMENICA 9 GIUGNO
per tutti i bambini e i ragazzi iscritti (in Oratorio Maria Immacolata)
15.30 Presentazione delle 4 SQUADRE
16.00 Prima Sfida a punti (già validi per la Classifica generale!!!)
17.00 Consegna delle magliette dell’Oratorio Estivo 2019

LA PROPOSTA EDUCATIVA
È l’Oratorio secondo lo stile di don Bosco! Il don e le suore nei momenti di preghiera trasmetteranno il messaggio quotidiano della Parola di Dio e insieme agli animatori lo renderanno vivo nell’animazione e nel gioco.
La preghiera, il gioco e l’animazione sono i fondamentali della nostra proposta: chi aderisce all’Oratorio estivo aderisce alla proposta nella sua interezza, consapevole che l’Oratorio è un tempo e un’esperienza per camminare con Gesù.
Anche per questo, nel nostro progetto educativo prevediamo la Messa feriale (mercoledì mattina) come momento topico di incontro con il Signore Gesù.
Per evitare malintesi ricordiamo che non è possibile esentare i ragazzi dai momenti di preghiera e culto poiché sono parte integrante della proposta educativa.

Novità per 5ᵃ elem e Medie
La ristrutturazione dell’Oratorio San Luigi è quasi terminata; quest’anno per i ragazzi di 5ᵃ elementare e Medie funzionerà così: L’ingresso mattutino sarà in Oratorio Femminile (Maria Immacolata)
Dopo la prima preghiera i ragazzi si sposteranno all’Oratorio Maschile (S.Luigi)
– L’uscita delle 12.00 (per chi non si ferma in mensa) e l’ingresso tra le 13.30 e le 14.00 saranno all’Oratorio Maschile
– L’uscita anticipata delle 16.30 sarà all’Oratorio Maschile
– L’uscita delle 17.45 sarà invece all’Oratorio Femminile: infatti i ragazzi torneranno in OMI per il momento finale di animazione e preghiera.

Costi
Quota di iscrizione: euro 18 (quota fissa per assicurazione e 2 magliette)
Quota settimanale: euro 15 (il 2° figlio €10, il 3° figlio gratis)
Quota SETTIMANALE MENSA: euro 9 (NON SCORPORABILE)

Quando iscriversi
ISCRIZIONI da DOMENICA 19 MAGGIO a SABATO 1 GIUGNO tutti i giorni dalle 16.30 alle 18.30 in OMI (Oratorio femminile). All’atto di iscrizione occorrerà pagare la quota fissa d’iscrizione (18 euro) e almeno la prima settimana che si sceglie di frequentare.

NON SARÀ POSSIBILE ISCRIVERSI IN ALTRI MOMENTI, NEMMENO A ORATORIO INIZIATO

SCARICA IL VOLANTINO CON TUTTE LE INFO E IL MODULO DI ISCRIZIONE

Altre info utili:

INGRESSO e USCITA
Gli ingressi e le uscite saranno gestiti con il braccialetto colorato che verrà distribuito all’atto di iscrizione e che deve essere indossato per tutto il periodo di frequenza.
7.30-9.00 Ingresso (tutti OMI) *alle 9.00 il cancello viene chiuso*
12.00 Uscita per chi va a casa x il pranzo (5el-medie OSL)
13.30 – 14.00 Ingresso pomeridiano (5el-medie OSL)
*16.30 Uscita anticipata
17.45 Uscita (tutti OMI)
Gli orari vanno rispettati. Non sono possibili ingressi e uscite in orari differenti da quelli indicati, né di mattina né di pomeriggio. Ci si organizzi per accedere solo nei momenti di ingresso e uscita previsti.

USCITA ANTICIPATA
Quest’anno l’uscita anticipata sarà alle 16.30, non più alle 16.00. Viste le numerose richieste degli scorsi anni e le relative difficoltà di gestione, quest’anno l’uscita anticipata sarà accessibile solo in queste due modalità:
1) Al momento dell’iscrizione si può indicare la scelta di far uscire il proprio figlio tutti i giorni alle 16.30.
2) In caso contrario si potrà accedere all’uscita anticipata SOLO se vi è un
motivo importante certificato, e non più di una volta alla settimana

PISCINA E GITE
I bambini iscritti alla piscina dovranno entrare in Oratorio la mattina prima delle 9.00 come ogni altro giorno e usciranno alle 17.45 con tutti gli altri. I giorni di piscina l’Oratorio resta aperto (non utilizzeremo però l’Oratorio Maschile).
Alle gite possono partecipare solo i ragazzi iscritti all’Oratorio estivo. I giorni di
gita l’Oratorio resta chiuso.
Nel modulo di iscrizione abbiamo previsto una parte in cui si autorizza previamente la partecipazione dei bambini alle piscine e alle gite: l’adesione a ogni singola uscita sarà confermata dal pagamento della quota corrispondente.
Per le gite e per la piscina NON serve l’accompagnatore per i bambini più piccoli

LABORATORI
L’iscrizione ai laboratori viene raccolta il giorno dell’iscrizione all’Oratorio Estivo, fatta salva la disponibilità dei posti a ciascun laboratorio. L’elenco dei laboratori sarà pubblicato il 15 maggio sulla pagina FB Oratorio Canegrate e sul sito www.parrocchiacanegrate.it

MENSA
Come lo scorso anno, il servizio mensa va prenotato all’atto dell’iscrizione.
Al momento delle iscrizioni occorrerà prenotare le settimane in cui si vuole usufruire del servizio pagando direttamente la quota settimanale per i pasti (3 pasti a settimana: 9 euro; quota fissa, non scorporabile).

DEPOSITO BAR
Questa possibilità è solo per i bimbi di 1-4 elem in OMI.

 

Pronti per questa BELLA STORIA!?

Raccolta fondi straordinaria Oratorio San Luigi

Siamo quasi al termine; lanciamo una raccolta straordinaria per le attrezzature della cucina e l’allestimento del bar.
Ogni 50 euro ricevuti coloreremo una piastrella del disegno esposto in fondo alla chiesa.
Le donazioni possono essere fatte tramite bonifico
(intestato a: Parrocchia Santa Maria Assunta; causale: Lavori Oratorio;
Iban: IT64A0840433720000000302717)
oppure tramite busta ai sacerdoti.

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